Dorsali dorate scolpite dal vento e dal tempo
A prima vista sembra semplice: dorsali, valli, luce. Ma più a lungo si guarda, meno si vede una struttura e più si percepisce il tempo.

Ciò che il vento lascia dietro di sé
A prima vista sembra semplice: dorsali, valli, luce. Ma più a lungo si guarda, meno si vede una struttura e più si percepisce il tempo. Il paesaggio non è né pianeggiante né montuoso: è un ricordo che ha imparato a riposare.
Ogni curva raccoglie la luce del sole in modo diverso. I versanti illuminati sembrano lisci come carta; quelli in ombra nascondono una tonalità più fredda, quasi azzurra sotto la polvere. Insieme si muovono come onde che non si infrangono mai. Non c’è suono, ma la fotografia porta con sé un ritmo, un battito silenzioso che appartiene all’erosione e al vento.
È una scena quieta, ma non vuota. Ogni linea è la traccia di qualcosa che un tempo vi è passato: acqua, calore, movimento. Ciò che resta è una quiete che custodisce il movimento, una permanenza modellata da ciò che non ha potuto restare.
Nella mostra Opera 202 di 363
La misura del tempo
La terra senza di noi
Prima di spiegare il mondo
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