Sulla ricchezza, sulla scarsità e sul perché questo momento in cui «l’IP è capitale» conta
Perché l’autore si definisce un capitalista e cosa è costato all’industria la negata scarsità?

Vengo spesso etichettato come «commerciale», come se il commercio fosse un difetto anziché una descrizione di come funziona davvero il mondo. Questa etichetta evita la discussione più difficile: la distribuzione centralizzata delle risorse non ha mai funzionato nella storia umana. Ogni sistema che ha tentato di distribuire valore da un centro — terra, lavoro, cibo, capitale — è fallito per lo stesso motivo. Gli esseri umani perseguono il proprio interesse. Gli incentivi non si possono eliminare per legge. Quando si impedisce alle persone di agire nel proprio interesse economico, l’efficienza crolla e la ricchezza si concentra nelle strutture di potere anziché diffondersi nella società.
I sistemi decentralizzati hanno successo per il motivo opposto. Quando gli individui cercano il profitto in mercati aperti, il coordinamento nasce spontaneamente. Si formano i prezzi, la scarsità diventa visibile, il capitale fluisce dove viene valutato di più e la ricchezza complessiva aumenta. Non è ideologia: è evidenza storica. I mercati liberi non dipendono dalle buone intenzioni. Funzionano perché allineano il comportamento egoistico alla creazione collettiva di ricchezza. Internet stessa è cresciuta su scala globale proprio per questo motivo.
IPv4 non ha seguito questa logica. È stato distribuito centralmente, inquadrato in termini morali e deliberatamente offerto a un prezzo troppo basso. La scarsità esisteva, ma veniva negata. Il risultato è stato un settore rimasto strutturalmente povero pur possedendo beni di valore. Alle reti è stato insegnato a trattare IPv4 come infrastruttura, non come capitale, e quella decisione ha frenato la ricchezza dell’intero ecosistema.
Quella di oggi è la prima vera opportunità che questo settore abbia mai avuto. Non un ciclo, non un evento ripetibile, ma un momento unico creato dalla storia. Una volta perso, non si ripresenterà mai più. Dare un prezzo alla scarsità trasforma i beni inutilizzati in capitale, ed è il capitale che permette alle reti di accumulare potere, indipendenza e resilienza a lungo termine.
Ecco perché i fornitori di servizi Internet (ISP) dovrebbero sostenere il movimento «L’IP è capitale». Non per ideologia o per schieramento, ma per razionale interesse personale. Questa è l’unica occasione nell’arco di una generazione in cui le reti possono arricchirsi con ciò che già possiedono. Smettere di sopravvivere sui margini e cominciare a far crescere la ricchezza con rendimenti che generano altri rendimenti.
Sì, abbraccio il libero mercato. Non perché sia benevolo, ma perché funziona. Non perché sia equo, ma perché crea ricchezza su larga scala. E sì, sono un capitalista, apertamente e deliberatamente, perché il capitalismo è il modo in cui questo settore smette finalmente di essere povero.